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Giacomo Bruni

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Contemplare, studiare e difendere la natura...e in particolare gli anfibi!
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Nel magico mondo degli anfibi....

per imparare a conoscerli, rispettarli ed aiutarli....
December 09

Video Anfibi

 

 

 

 

      Tritoni in corteggiamento (Lissotriton sp.)
 
Larva di tritone a caccia
      
 
Salamandre pezzate in accoppiamento (peccato per la pessima qualità)
         
 
 
Un breve documentario sulla salamandra pezzata
        
 
Il canto della raganella europea (praticamente identico a quello della raganella italiana)
        
 
Raganelle
     
 
Anfibi argentini
     
November 03

Pensiero sulla salamandra

 

Salamandra

 

 

La Goccia mi desta,

Il Fuoco mi avvolge di Leggenda.

 

E me ne sto qua,

Tra il Faggio e il Fiume,

Vivendo con Pazienza e Serenità,

Mentre il Mondo là fuori Corre.

 

 

Salamandra salamandra gigliolii

 Foto di Paolo Mazzei

 

 

October 22

Piccola opera di sensibilizzazione

IL DISASTRO DELLA PIANA DI

SESTO FIORENTINO

 

 

 

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di conservazione della biodiversità anche in Italia.

Di fatto nel resto d’Europa esiste da tempo una cultura sulla tutela ed il rispetto dell’ambiente e dei suoi innumerevoli abitanti, che noi italiani non conosciamo….

Si potrebbe pensare che ciò sia dovuto al fatto che in Italia ci siano specie non particolarmente minacciate o di scarso interesse conservazionistico o, peggio ancora, che non vi siano grandi problematiche al riguardo. Ebbene italiani, dovete sapere che la vostra terra è una delle più ricche in fatto di biodiversità e annovera fra le specie moltissime piante ed animali esclusivi e importantissimi per l’ecosistema.

In questo piccolo opuscolo vogliamo rivolgerci ai nostri concittadini Sestesi per informarli dell’enorme disastro che sta avvenendo sotto il loro naso, e far loro comprendere la grande importanza della tutela di un territorio particolare come la Piana di Sesto Fiorentino, e del suo delicato equilibrio ecologico messo sempre più a dura prova dall’ignoranza dell’uomo…..

 

 

Una situazione disastrosa

 

Fino ad una decina di anni fa, la Piana di Sesto Fiorentino era una vera e propria oasi naturale piena dei più svariati uccelli palustri e non solo. Ogni piccola pozza d’acqua o fossato era popolato da anfibi variopinti e da piante lussureggianti. Se una persona non lo sapesse sarebbe alquanto difficile per lei credere che quell’inferno di campi aridi, intercalati da fossati puzzolenti e da abominevoli capannoni un tempo era un vero e proprio paradiso….I motivi del degrado sono da attribuire ad una pessima gestione del territorio; rifiuti gettati ovunque e costruzioni che occupano ogni spazio disponibile. A farne maggiormente le spese è l’erpetofauna, rettili e anfibi, questi ultimi in particolare.       

 

 

Anfibi in pericolo

 

Gli anfibi costituiscono un’importantissima componente della biodiversità del nostro territorio. Seppur meno amati dall’uomo, in confronto ai mammiferi ed agli uccelli, rappresentano una parte fondamentale del complesso ecosistema naturale. Essi sono organismi estremamente delicati che risentono delle minime alterazioni dei loro habitat.

 

Si tratta purtroppo di animali ad alto rischio di estinzione il cui ruolo ecologico è assolutamente insostituibile: tali animali si nutrono infatti di insetti nocivi all’agricoltura (che gli altri animali non mangiano) e delle tante famigerate zanzare. Uno dei motivi dell’aumento di questi fastidiosissimi insetti è infatti la diminuzione degli anfibi!

Ricapitolando: essendo gli anfibi un anello fondamentale della catena alimentare, quando loro scompariranno, verranno gradualmente a mancare i rettili, gli uccelli e i mammiferi, mentre gli insetti abbonderanno…..

Secondo dati storici, le specie di anfibi presenti nella Piana sono 8, ma 3 di queste pare si siano già estinte: il rospo comune, l’ululone dal ventre giallo e la rana agile.

 

Le 5 specie rimaste sono:

 

  • Il  rospo smeraldino (Bufo viridis),  goloso mangiatore di insetti nocivi e lumache;

                    

 

  • La raganella italiana (Hyla intermedia), abile arrampicatrice e ghiotta di zanzare;

                    

 

  • La rana verde (Rana lessonae), predatrice di vari  insetti volanti;

                    

 

  • Il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), i cui “girini” si nutrono di larve di zanzara;

                     Tritoni

 

  • Il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris), adulti e girini si nutrono di larve di zanzara.

                 Tritoni

 

Un terribile nemico

 

Oltre all’eccessivo sfruttamento del territorio, una pesante minaccia che incombe su questi animaletti è la presenza del gambero rosso della Louisiana, conosciuto anche come “gambero killer” (Procambarus clarkii). Si tratta di una specie importata in Toscana dall’America a scopi alimentari. Vedendo però che tale business non rendeva come sperato, gli stolti imprenditori decisero di abbandonare tutto, liberando i gamberi……

Adesso la specie si sta diffondendo a macchia d’olio con conseguenze gravissime: si nutre infatti di tutto ciò che trova, prediligendo anfibi e piante acquatiche. Questo crostaceo presenta una maturità sessuale precoce e il suo ciclo vitale prevede più di una riproduzione all’anno. Tutto questo, unito ad un’elevata fecondità (in quanto ogni femmina produce fino a 600 uova per volta!), lo rende in grado di colonizzare velocemente nuovi ambienti. Come se non bastasse, il gambero rosso della Louisiana si rivela una specie estremamente adattabile e si trova a suo agio anche fuori dall’acqua! E’ infatti in grado di spostarsi sulla terraferma e di trasferirsi così da uno specchio d’acqua all’altro! Essendo poi originario di paesi caldi, sopporta temperature elevatissime, fino a 40-50°C! Resiste perfino alle basse temperature invernali, rifugiandosi in tane profonde anche 5 metri, dove cade in una sorta di letargo!

 

                

 

 

Cosa fare per salvare gli anfibi Sestesi

 

Innanzitutto sarebbe utile preservare i siti riproduttivi non invasi dal gambero killer con apposite barriere. Ultimamente durante la realizzazione di alcuni capannoni in una zona denominata “La Querciola Due” è stato distrutto un appezzamento di terreno che si allagava stagionalmente e che attirava anfibi e uccelli palustri. Proprio la temporaneità delle sue acque ha fatto sì che il famigerato gambero non la colonizzasse….adesso però di quell’appezzamento ne è rimasto solo 1/4. Secondo leggi nazionali ed europee è vietato distruggere o alterare gli habitat degli anfibi, e sono previste multe salatissime per i trasgressori….ma in Italia gli interessi di pochi, a quanto pare, sono più importanti di salvaguardare un bene collettivo….

E’ però importante creare nuovi siti riproduttivi, e ci rivolgiamo a tutti i cittadini che abbiano disponibilità anche di piccoli spazi (terreni, giardini, ecc.), su cui posizionare vecchie vasche da bagno, creare piccoli laghetti inaccessibili a gamberi e a pesci, installando vasconi, o teli sopraelevati accessibili tramite superfici lisce ed inclinate (che impediscono l’accesso dei gamberi ma non quello degli anfibi).

 

Il bello degli anfibi, è che per loro si può fare tanto con poco!

 

 

 

 

le foto sono tratte dal sito www.herp.it, la foto della rana verde è di Fabrizio Li Vigni. 

 

 

 

 

 

 

May 03

Salamandrina dagli occhiali

LA SALAMANDRINA DAGLI OCCHIALI

  Qualche recente incontro (urodeli)                                maschio e femmina                                  

  Genere endemico dell’Italia appenninica.

Attualmente al genere Salamandrina appartengono due specie:

 

-         la Salamandrina terdigitata, a sud del fiume Volturno (Campania) fino alla Calabria compresa

 

-         la Salamandrina perspicillata, a nord del Volturno fino alla Liguria e parte del Piemonte e della Lombardia

 

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Identificazione

 

Questo piccolo anfibio (7-11 cm di cui  circa 2/3 appartengono alla coda) si differenzia dagli altri urodeli, anfibi provvisti di coda, perchè possiede 4 dita per arto, sia negli arti anteriori che in quelli posteriori, mentre gli altri salamandridi sono provvisti di un piede con 5 dita. 

 

L’individuo adulto o appare disidratato o malnutrito a causa delle costole e delle vertebre che sporgono sul dorso, il tronco è snello e privo di cresta vertebrale; parti dorsali da bruno-nerastre a nere, le ventrali con colore di fondo bianco con ampie macchie nere. La faccia ventrale della coda e degli arti presenta un’intensa colorazione rosso vivo più o meno estesa (eccezionalmente compaiono individui completamente rossi o semialbini). Il nome volgare “salamandrina dagli occhiali” deriva dalla macchia presente sul capo di colore giallo-beige o rossiccio a forma di “V” che unisce gli occhi.

Finalmente 1000 messaggi!!!!

Il dimorfismo sessuale è poco pronunciato: maschio con cloaca (tratto terminale dell’intestino in cui sboccano i condotti dell’apparato genitale ed escretore) più rigonfia, capo più lungo e più largo,zampe più lunghe e tronco più breve, raramente oltrepassa i 9 cm di lunghezza e pare che non entri mai in acqua.

 

L’esemplare neometamorfosato o giovane presenta una colorazione bruno scura dorsalmente e giallo rosata ventralmente,  con accenno di macchiettatura nera ai lati dell’addome e sotto la gola; dopo circa 6 mesi dalla metamorfosi le parti ventrali sono simili a quelle dell’adulto, ma rosa invece che rosse.

  Qualche recente incontro (urodeli)

 

La larva, alla schiusa misura 8-10 mm e raggiunge circa 25 mm alla metamorfosi ed è provvista di ciuffi branchiali esterni. Il tronco è provvisto di una cresta vertebrale che inizia da dietro la nuca, ma si riduce gradualmente durante lo sviluppo. La coda presenta una cresta mediana sia dorsale che ventrale, largamente arrotondata o bruscamente appuntita all’apice. A sviluppo larvale ultimato la larva presenta sempre quattro dita ad ogni arto, caratteristica che ci permette di distinguerla dalle larve degli altri urodeli italiani.

Le parti dorsali variano dal giallo-rosato al bruno, le ventrali dal bianchiccio al bianco-giallastro; ovunque, ma soprattutto dorsalmente, è presente una fine macchiettatura scura che aumenta con l’età.

 

L’uovo, di colore bruno-avorio, ha un diametro di circa 2 mm ed è contenuto all’interno di un involucro gelatinoso e trasparente del diametro di circa 5 mm.

 

 

Abitudini e ambiente

  Qualche recente incontro (urodeli)

La salamandrina frequenta principalmente boschi di latifoglie, anche se può adattarsi a vivere in luoghi aperti o in valloni rocciosi. Normalmente essa vive a quote comprese fra di 200 e i 500 m s.l.m. Essendo di abitudini lucifughe, durante il giorno si nasconde sotto sassi, cortecce, muschio e lettiera del sottobosco. La si può osservare all’aperto solo di  notte o in concomitanza con temporali e cielo coperto nei periodi freschi e umidi. Durante lo svernamento e l’estivazione (letargo estivo) si rifugia per lo più sotto terra, anche a profondità superiori al metro, in caverne, dentro i muri a secco, ecc.

Se disturbata la salamandrina reagisce in maniera analoga alla bombina (unkenreflex), inarcando la schiena, arrotolando la coda sul dorso e mostrando la colorazione vivace del ventre e delle zampe, per avvertire della sua tossicità. Un’altra strategia di difesa è la tanatosi, l’anfibio s’immobilizza fingendosi morto.

La longevità sinora accertata, in allevamento, è di una decina di anni.

 

Stretching anfibio...Salamandrina perspicillata

Femmina in postura difensiva. Foto di Leonardo Ancillotto.

 

 

Riproduzione

 

Riguardo all'accoppiamento non si sa molto, dato che solo in pochi possono
"vantarsi" di averlo visto. Strotgen è l'unico autore degno di fede al quale si devono le osservazioni sulla fregola della salamandrina; tra le 14 e le 15 del 9 dicembre 1927 egli osservò in terrario un maschio che seguiva una femmina nel tentativo di applicarle il muso alla cloaca; i due esemplari si rincorrevano girando in tondo,a mo' di valzer, lungo un percorso ellittico, ondulando il corpo e la coda con moto serpentino; la danza terminò, senza che si verificasse un amplesso, con la deposizione, da parte del maschio, di una spermatofora (masserella gelatinosa contenente spermatozoi) conica, trasparente alta circa 2 mm. In natura la fregola dovrebbe avvenire presumibilmente, a seconda del luogo, in un arco di tempo compreso fra l’autunno e la primavera. L’ovodeposizione avviene di norma in marzo/aprile. La femmina si reca in acqua, in anse di torrenti a corrente debole, in fossi, in pozze, in abbeveratoi e fontanili dove depone dalle 30 alle 60 uova nell’arco di alcuni giorni, deponendole singolarmente ed attaccandole a corpi sommersi (in genere a rametti sottili) tramite un peduncolo.

La femmina della salamandrina non è un’abile nuotatrice, per questo la si può spesso osservare immobile fra la vegetazione del fondo.

 

 

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Femmine di Salamandrina in deposizione. L'habitat viene condiviso con il rospo comune e con la rana italica.

 

 

Prede e predatori

  La dieta della salamandrina è composta sostanzialmente da qualunque invertebrato abbastanza piccolo da poter essere ingerito e quindi aracnidi, miriapodi, onischi, gasteropodi e insetti. Invece le larve predano inizialmente plancton acquatico e più avanti larve di zanzara, dafnie, ecc.

I predatori del girino di questo anfibio,e probabilmente anche delle femmine in deposizione, sono la notonetta (Notonecta glauca), le larve di tritone crestato (Triturus carnifex), i ditischi (Dytiscus marginalis), i granchi e i gamberi d’acqua dolce. L’adulto in fase terricola può essere predato verosimilmente dal rospo comune (Bufo bufo) e dall’orbettino (Anguis fragilis).

La specie più comunemente presente nei siti riproduttivi della salamandrina è la rana italica (Rana italica); in alcune zone sono stati osservati anche il tritone crestato (Triturus carnifex), il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris), il tritone italico (Lissotriton italicus), il rospo comune (Bufo bufo) e la bombina ( Bombina pachypus).

 

 Il rapporto con l’uomo

  Purtroppo questa specie, oltre ad essere piuttosto rara, è anche molto poco conosciuta e quando viene trovata nei fontanili e negli abbeveratoi, viene uccisa dai contadini e dai pastori, che la ritengono in grado di avvelenare l’acqua.

Attualmente le minacce che più incombono sulla salamadrina sono rappresentate dalle modificazioni che l’uomo apporta all’ambiente e soprattutto ai siti di ovodeposizione con l’inserimento di specie ittiche quali la trota e la carpa, l’inquinamento dei ruscelli e il disboscamento.

 

March 17

Il Neurergus kaiseri

Il tritone iraniano, è rischio estinzione.

 

  Maschio di un anno nato in cattività.

 

Il genere Neurergus si compone di quattro specie:

  • Neurergus strauchii, lungo fino a 19 cm, è diffuso in zone ristrette della Turchia. Si riconoscono due sottospecie: N.s.strauchii e N.s.barani.;
  • Neurergus crocatus, lungo sui 18 cm, è diffuso in una zona dove “confluiscono” la Turchia, l’Iraq, e l’Iran;
  • Neurergus microspilotus, lungo 14-15 cm, è diffuso in una piccola area al confine fra Iraq e Iran;
  • Neurergus kaiseri, lungo sui 10 cm, è endemico di una piccola zona dell’Iran.

 

Mentre le prime tre specie elencate presentano una colorazione sostanzialmente simile, con macchie gialle circolari su fondo nero e ventre parzialmente arancione, il N. kaiseri  presenta una colorazione molto particolare. La si può definire bianca ampiamente variegata di nero, anche se i giovani si presentano scuri e il bianco si espande con l’età. Essa varia molto da individuo a individuo. Sul dorso è presente una linea arancione, che parte da dietro la nuca e che si prolunga fino ad oltrepassare le zampe posteriori senza interruzioni. Le parti ventrali sono uniformemente colorate di giallo, arancio o rosso-arancio.

 

Questa specie è endemica di una ristretta area nel sud dei monti Zagros, nel Luristan e della provincia del Khuzestan, in Iran. La sua distribuzione altitudinale va dai 500 ai 1430 m.s.l.

 

A differenza degli altri Neurergus, il kaiseri non frequenta i corsi d’acqua corrente, ma lo si rinviene in zone con acque sorgive ferme o leggermente correnti, preferibilmente all’interno di grotte.

Il Neurergus kaiseri differisce dagli altri rappresentanti del genere anche perché  non presenta un chiaro ciclo annuale “bifasico”. Gli animali praticamente si rinvengono durante tutto l'anno sia sulla terra che in acqua.
Non sono pertanto stati descritti periodi di svernamento o estivazione.

Nelle grotte dove vivono, la temperatura si mantiene per lo più costante sui 17 C°.

 

Durante il periodo degli accoppiamenti il maschio corteggia la femmina in maniera analoga a quella dei rappresentanti del genere Triturus, col maschio che percuote la coda su un fianco per attrarre la possibile partner. Il rituale si conclude con la deposizione di una spermatofora da parte del maschio, che la femmina accoglie nella propria cloaca. L’accoppiamento si svolge prevalentemente nelle ore notturne.

La femmina depone le uova singolarmente all’interno delle fessure delle rocce. Ne uscriranno in seguito delle piccole larvette branchiate. La metamorfosi si completa in 3-4 mesi.

 

La popolazione è stimata in meno di 1000 esemplari maturi. Pertanto il Neurergus kaiseri è inserito nella Lista Rossa del WWF come specie ad alto rischio di estinzione.

Il suo declino è da imputare allo sfruttamento e alla distruzione del suo habitat, in particolare alla deforestazione. Altra grave minaccia è il prelievo a scopo terraristico: infatti la bellissima livrea di questo tritone lo ha reso un “oggetto del desiderio” nel mondo della terrariofilia. Il prezzo di questi tritoni è davvero altissimo: si va dai 150 ai 500 euro ad esemplare! Bisognerebbe puntare sulla riproduzione in cattività di questi tritoni (cosa non impossibile), per prevenire il deturpamento delle popolazioni selvatiche.

 

 
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